I casi di cronaca ci consegnano un po' per volta le tappe di un processo di normalizzazione della destra post e neofascista. Dalle "gaffe" di questo o quel politico locale immortalato mentre fa il saluto romano, alle ridefinizioni della toponomastica o alle delibere comunali sull'antitotalitarismo, fino ai casi più eclatanti di esplicita comparazione tra Foibe e Shoah con tanto di disegni di legge proposti in Parlamento: la narrazione vittimista come premessa per il revisionismo storico, i simboli un tempo osceni si fanno quotidianità. Frasi come "Il fascismo è morto con Mussolini" sono ormai ben più di una banalità o di un giudizio storico ampiamente superato. Fanno parte di quel senso comune strisciante che normalizza l'eccezionale, delineano la scarsa resistenza, se non addirittura la complicità, con un'agenda politica tanto chiara quanto pericolosamente sottovalutata da istituzioni e presidi democratici.

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