Photojournalism: stories, tools and new languages

2018-04-13 16:00:00 2018-04-13 17:30:00 Europe/Rome Photojournalism: stories, tools and new languages #ijf18 Il workshop è articolato in quattro momenti diversi. Si affronterà la nascita e lo sviluppo dell’agenzia fotogiornalistica, l’organizzazione interna del flusso di lavoro, come negli ultimi anni quest’ultimo  si  è  modificato  e quali sono i possibili scenari futuri del mercato del fotogiornalismo in generale. Si esamineranno poi gli aspetti del lavoro del fotogiornalista: come seguire le notizie, come seguire un evento e come svilupparlo in base alla tipologia (politica, cronaca, spettacolo), quali sono le app utili per essere aggiornati. Si approfondirà il processo che porta alla realizzazione di un  servizio  fotografico: la scelta del soggetto e del punto di vista, la possibilità  di raccontare una tematica attraverso una storia particolare e la capacità di sapersi muovere nelle situazioni complesse sul campo. A seguire ci si concentreremo sullo storytelling e su come una notizia diventa una storia per immagini. Parleremo del concetto d’identità visiva, come trovarla, come esprimerla. Per fare ciò  prenderemo  in esame due case history: Il racconto del 72esimo Festival del Cinema di Venezia attraverso gli scatti con l’iPhone per un assignment di Vanity Fair Italy e il reportage #ActionAidOlympics, un video-reportage sulle Olimpiadi a Rio de Janeiro del 2016. Per finire faremo il punto sugli strumenti a disposizione del reporter oggi e sulle possibilità di sviluppo del personal branding grazie a internet. Oggi è impossibile per un professionista del fotogiornalismo rinunciare a definire la propria identità online, quindi parleremo dell’uso dei social media, dell’importanza di un portfolio online, delle innovative possibilità date dalle tante app dedicate al settore. Le sezioni del workshop: Il racconto di un archivio. Cosa significa gestire un’agenzia giornalistica: ieri, oggi e domani (a cura di Enrica Scalfari) L’agenzia fotogiornalistica è il nucleo che raccoglie, aggrega, organizza e distribuisce il materiale prodotto dai fotoreporter. Ma come funziona questa macchina? Come è strutturata? Enrica Scalfari racconterà la storia della nascita e dello sviluppo dell’agenzia fotogiornalistica. Contestualmente si ragionerà su come è cambiata l’organizzazione interna del flusso di lavoro con l’avvento delle nuove tecnologie, di come il ritmo della diffusione delle notizie si è velocizzato vertiginosamente e di quanto sia importante, oggi, far rientrare l’intero ciclo di produzione e distribuzione entro tempi strettissimi per poter concludere la vendita dei servizi. Si cercherà inoltre di fare il punto sulle possibilità di evoluzione del mercato del fotogiornalismo: aumenta la disponibilità di  materiale gratuito prodotto da persone comuni (citizen journalism); diminuiscono gli assignments e si incrementano le collaborazioni tra agenzie per offrire contratti più vantaggiosi e una copertura maggiore degli eventi e una  migliore distribuzione. Il numero dei  protagonisti del mercato si riduce sempre più ai grandi colossi dell’informazione fotografica. Il fotogiornalista sul campo. Capire l’identità visiva e lo storytelling attraverso i case history (a cura di Alessandro Serranò) È ancora grazie al lavoro dei reporter se possiamo vedere con i nostro occhi ciò che succede intorno a noi. Ma come lavora davvero un fotogiornalista che tutti i giorni si confronta con la cronaca, con le persone e le storie? Quali sono oggi gli strumenti che può usare? Come seguire le notizie, un evento e come poi svilupparlo in base alla tipologia? Alessandro Serranò parlerà del processo che sta alla base della creazione di un servizio fotografico: la scelta del soggetto e del punto di vista, la possibilità che sia una storia particolare a raccontare una realtà più ampia, diventando immagine di riflessione e, infine, la capacità di sapersi muovere nelle situazioni complesse sul campo, come lavorare in sicurezza e come interagire con i soggetti con cui si viene a contatto. Per capire meglio tutto ciò si partirà dall’analisi di alcuni case history: i ritratti di un gruppo di otto persone comuni che hanno soccorso e tratto in salvo sulla propria imbarcazione circa 50 migranti naufragati ad un miglio dalla costa di Lampedusa, il reportage del salvataggio dei bimbi dal crollo dell’Hotel di Rigopiano e il più recente blitz delle forze dell’ordine a Ostia. Lo storytelling: oltre il fotogiornalismo. Capire l’identità visiva e lo storytelling attraverso i case history (a cura di Luigi Narici) Sempre più spesso si sente parlare la parola storytelling  viene affiancata al lavoro del fotogiornalista. Il reportage diventa un racconto di identità, un modo per far comprendere cosa si è. Luigi Narici negli anni è riuscito a coniugare il linguaggio fotografico con quello cinematografico, riuscendo a definire una propria identità visiva, raccontando storie diverse, per tematiche e approccio: dal più classico al più moderno, dalla foto/video-camera all’iPhone. Un percorso fra tempi e modi diversissimi fra loro. E quindi cosa è e come si trova  la propria identità visiva? Come si esprime? Luigi parlerà di questo portando due case history: #venezia72: other view (A photo reportage made exclusively with iPhone, on assigment for Vanity Fair Italy) e #ActionAidOlympics: le Olimpiadi arrivano nelle favelas (videoreportage). Due reportage estremamente diversi fra loro, che aiutano a comprendere come si può essere creativi oggi e come contaminare fra loro i diversi linguaggi per raccontare una storia. Fotoreporter 3.0: personal branding e social network. Gli strumenti indispensabili al fotogiornalista di domani (a cura di Flavia Scalambretti) Con l’avvento di internet, e ancor più con interntet 2.0 e 3.0, il giornalismo è cambiato drasticamente, e con esso anche il mestiere del fotoreporter. Parleremo di quali strumenti tecnologici possono aiutare il fotoreporter nel suo mestiere: oggi abbiamo modo di operare una vera e propria strategia di personal branding atta ad aumentare la visibilità dei nostri lavori, a creare una rete di rapporti professionali e curare la nostra immagine pubblica online. In questo ci vengono in aiuto i social network: Instagram, Twitter, Facebook e Linkedin, entrando nello specifico dell’uso ottimale di ogni piattaforma. Inoltre approfondiremo l’importanza del portfolio online, il nostro vero biglietto da visita, fruibile 24 ore su 24 da chiunque. Infine scopriremo alcune preziose e innovative app per smartphone capaci di aiutarci tutti i giorni nelle attività che caratterizzano il nostro mestiere. Organizzato in collaborazione con AGF, Agenzia Giornalistica Fotografica.     Sala delle Colonne, Palazzo Graziani - Perugia

photojournalism | in Italian (without translation)

  • 16:00 - 17:30   friday 13/04/2018

Sala delle Colonne, Palazzo Graziani

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Luigi Narici
photojournalist and video-maker
Flavia Scalambretti
photographer and social media expert
Enrica Scalfari
CEO AGF and photographer
Alessandro Serranò
photojournalist

Il workshop è articolato in quattro momenti diversi. Si affronterà la nascita e lo sviluppo dell’agenzia fotogiornalistica, l’organizzazione interna del flusso di lavoro, come negli ultimi anni quest’ultimo  si  è  modificato  e quali sono i possibili scenari futuri del mercato del fotogiornalismo in generale. Si esamineranno poi gli aspetti del lavoro del fotogiornalista: come seguire le notizie, come seguire un evento e come svilupparlo in base alla tipologia (politica, cronaca, spettacolo), quali sono le app utili per essere aggiornati. Si approfondirà il processo che porta alla realizzazione di un  servizio  fotografico: la scelta del soggetto e del punto di vista, la possibilità  di raccontare una tematica attraverso una storia particolare e la capacità di sapersi muovere nelle situazioni complesse sul campo.

A seguire ci si concentreremo sullo storytelling e su come una notizia diventa una storia per immagini. Parleremo del concetto d’identità visiva, come trovarla, come esprimerla. Per fare ciò  prenderemo  in esame due case history: Il racconto del 72esimo Festival del Cinema di Venezia attraverso gli scatti con l’iPhone per un assignment di Vanity Fair Italy e il reportage #ActionAidOlympics, un video-reportage sulle Olimpiadi a Rio de Janeiro del 2016. Per finire faremo il punto sugli strumenti a disposizione del reporter oggi e sulle possibilità di sviluppo del personal branding grazie a internet. Oggi è impossibile per un professionista del fotogiornalismo rinunciare a definire la propria identità online, quindi parleremo dell’uso dei social media, dell’importanza di un portfolio online, delle innovative possibilità date dalle tante app dedicate al settore.

Le sezioni del workshop:

Il racconto di un archivio. Cosa significa gestire un’agenzia giornalistica: ieri, oggi e domani (a cura di Enrica Scalfari)

L’agenzia fotogiornalistica è il nucleo che raccoglie, aggrega, organizza e distribuisce il materiale prodotto dai fotoreporter. Ma come funziona questa macchina? Come è strutturata? Enrica Scalfari racconterà la storia della nascita e dello sviluppo dell’agenzia fotogiornalistica. Contestualmente si ragionerà su come è cambiata l’organizzazione interna del flusso di lavoro con l’avvento delle nuove tecnologie, di come il ritmo della diffusione delle notizie si è velocizzato vertiginosamente e di quanto sia importante, oggi, far rientrare l’intero ciclo di produzione e distribuzione entro tempi strettissimi per poter concludere la vendita dei servizi. Si cercherà inoltre di fare il punto sulle possibilità di evoluzione del mercato del fotogiornalismo: aumenta la disponibilità di  materiale gratuito prodotto da persone comuni (citizen journalism); diminuiscono gli assignments e si incrementano le collaborazioni tra agenzie per offrire contratti più vantaggiosi e una copertura maggiore degli eventi e una  migliore distribuzione. Il numero dei  protagonisti del mercato si riduce sempre più ai grandi colossi dell’informazione fotografica.

Il fotogiornalista sul campo. Capire l’identità visiva e lo storytelling attraverso i case history (a cura di Alessandro Serranò)

È ancora grazie al lavoro dei reporter se possiamo vedere con i nostro occhi ciò che succede intorno a noi. Ma come lavora davvero un fotogiornalista che tutti i giorni si confronta con la cronaca, con le persone e le storie? Quali sono oggi gli strumenti che può usare? Come seguire le notizie, un evento e come poi svilupparlo in base alla tipologia? Alessandro Serranò parlerà del processo che sta alla base della creazione di un servizio fotografico: la scelta del soggetto e del punto di vista, la possibilità che sia una storia particolare a raccontare una realtà più ampia, diventando immagine di riflessione e, infine, la capacità di sapersi muovere nelle situazioni complesse sul campo, come lavorare in sicurezza e come interagire con i soggetti con cui si viene a contatto. Per capire meglio tutto ciò si partirà dall’analisi di alcuni case history: i ritratti di un gruppo di otto persone comuni che hanno soccorso e tratto in salvo sulla propria imbarcazione circa 50 migranti naufragati ad un miglio dalla costa di Lampedusa, il reportage del salvataggio dei bimbi dal crollo dell’Hotel di Rigopiano e il più recente blitz delle forze dell’ordine a Ostia.

Lo storytelling: oltre il fotogiornalismo. Capire l’identità visiva e lo storytelling attraverso i case history (a cura di Luigi Narici)

Sempre più spesso si sente parlare la parola storytelling  viene affiancata al lavoro del fotogiornalista. Il reportage diventa un racconto di identità, un modo per far comprendere cosa si è. Luigi Narici negli anni è riuscito a coniugare il linguaggio fotografico con quello cinematografico, riuscendo a definire una propria identità visiva, raccontando storie diverse, per tematiche e approccio: dal più classico al più moderno, dalla foto/video-camera all’iPhone. Un percorso fra tempi e modi diversissimi fra loro. E quindi cosa è e come si trova  la propria identità visiva? Come si esprime? Luigi parlerà di questo portando due case history: #venezia72: other view (A photo reportage made exclusively with iPhone, on assigment for Vanity Fair Italy) e #ActionAidOlympics: le Olimpiadi arrivano nelle favelas (videoreportage). Due reportage estremamente diversi fra loro, che aiutano a comprendere come si può essere creativi oggi e come contaminare fra loro i diversi linguaggi per raccontare una storia.

Fotoreporter 3.0: personal branding e social network. Gli strumenti indispensabili al fotogiornalista di domani (a cura di Flavia Scalambretti)

Con l’avvento di internet, e ancor più con interntet 2.0 e 3.0, il giornalismo è cambiato drasticamente, e con esso anche il mestiere del fotoreporter. Parleremo di quali strumenti tecnologici possono aiutare il fotoreporter nel suo mestiere: oggi abbiamo modo di operare una vera e propria strategia di personal branding atta ad aumentare la visibilità dei nostri lavori, a creare una rete di rapporti professionali e curare la nostra immagine pubblica online. In questo ci vengono in aiuto i social network: Instagram, Twitter, Facebook e Linkedin, entrando nello specifico dell’uso ottimale di ogni piattaforma. Inoltre approfondiremo l’importanza del portfolio online, il nostro vero biglietto da visita, fruibile 24 ore su 24 da chiunque. Infine scopriremo alcune preziose e innovative app per smartphone capaci di aiutarci tutti i giorni nelle attività che caratterizzano il nostro mestiere.

Organizzato in collaborazione con AGF, Agenzia Giornalistica Fotografica.











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